Apparizione di Cristo - Santuario del Poggetto

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Apparizione di Cristo

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Fray Manuel Bayeu y Subias, (Saragozza, 8 gennaio 1740 – 1808 ca)
"Apparizione di Cristo ai suoi discepoli sul lago di Tiberiade" (La pesca milagrosa)
42,5 × 93,5 cm. (1791-92). Cattedrale di Jaca, Museo Diocesano.


La pesca milagrosa  (Fray Manuel Bayeu y Subias)
La pesca milagrosa  (Fray Manuel Bayeu y Subias)
Manuel Bayeu y Subias, nasce a Saragozza l’8 gennaio 1740 in una notabile famiglia di artisti, trascorre la sua infanzia e adolescenza nella città aragonese dove si forma agli studi religiosi.
Inizia la sua attività pittorica influenzato dai suoi due fratelli, Francisco e Ramón, nella bottega del famoso José Luzán.
Il maggiore dei fratelli Francisco, il più talentuoso, diventerà in seguito uno degli artisti più influenti della capitale spagnola, e nel 1767 sarà nominato poi pittore alla corte di Re Carlo III di Spagna, mentre la sorella Josefa andrà in sposa celebre artista Francisco de Goya.
Manuel Bayeu entra come novizio nella certosa di Nuestra Señora de las Fuentes il 3 dicembre 1760, dove pronuncia i voti definitivi il 29 giugno 1772.
Manuel riesce a coniugare la sua vocazione monastica con la sua spiccata passione per la pittura, iniziando in certosa a dipingere soggetti religiosi con un linguaggio stilistico tipico del tardo barocco, sempre mediato da uno stile personale che mantiene in modo abbastanza stabile durante tutta la sua produzione.
Il dipinto di Manuel Bayeu y Subias, “L’Apparizione di Cristo ai suoi discepoli sul lago di Tiberiade” (1791-92) raffigura la terza volta in cui Gesù si manifesta ai discepoli dopo la sua Resurrezione.
Nel Vangelo secondo Giovanni, sono elencati nella descrizione del Vangelo: Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli.
Giunta l’alba, Gesù “sulla riva” vedendo che i discepoli non avevano pescato durante la notte ordinò loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete».
La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». (Gv. 21,1-14)
In questo sfondo pasquale si realizzano alcuni importanti avvenimenti: la pesca miracolosa e il conferimento a Pietro del primato sull’intero gregge di Cristo, sulla Chiesa.
Il brano del Vangelo di Giovanni invita quindi il cristiano a prendere coscienza che ogni attività apostolica per essere fruttuosa, ha come condizione che crediamo nell’amore di Cristo Risorto.
Quest’opera oggi conservata presso il Museo Diocesano della Cattedrale di Jaca, nella provincia di (Huesca) Spagna è affiancata da un’altra tela di uguale dimensione, dello stesso autore, “La pesca
miracolosa” in pendant con l’opera qui presentata.
In quest’ultima opera, il lago di Tiberiade diventa lo scenario della chiamata dei primi discepoli all’inizio del ministero di Gesù che predicava alla folla, narrata dal Vangelo secondo Luca, dove si descrive una pesca miracolosa. Gesù salì in una barca, che era di Simone, e disse a Simone: «Prendi il largo e calate le reti per la pesca».
Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti».
E avendolo fatto, presero una quantità enorme di pesci e le reti si rompevano.
Allora fecero cenno ai compagni dell'altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche al punto che quasi affondavano. (Lc.5,1-11)
Da un punto di vista iconografico, appare evidente come il religioso si sia ispirato da vicino, per quest’ultima opera al celebre arazzo realizzato dal cartone di Raffaello tra il 1515 e il 1516 per Papa Leone X. Ciò è riscontrabile nella postura della figura del Cristo seduto nella barca e nelle gestualità di Pietro e Giovanni in atto di adorazione davanti a Gesù.
In realtà due opere qui presentate, sebbene raffigurino episodi cronologicamente diversi, possiedono come comune denominatore il miracolo della pesca come significato del richiamo alla missione
della Chiesa. In entrambi gli episodi, la fatica degli apostoli, esperti di mare e di pesca, è stata senza risultato; con l’intervento di Gesù cambia tutto. Così la missione della Chiesa è fruttuosa, feconda
se obbedisce con fiducia alla parola di Gesù. Ogni attività apostolica, ogni sforzo resta sterile senza la sua presenza.
All’interno delle due composizioni, l’impianto naturalistico, sembra obbedire, attraverso il delicato cromatismo che plasma le forme, a un sentimento “pastorale” di semplicità finalizzata a una
comprensione immediata e convincente degli eventi. Le due opere, qui presentate appaiono quindi distanti dalle consuete rappresentazioni auliche classiche del passato, ma aderenti a tendenze
stilistiche derivate da un tardo barocco intimo e personale del religioso.
L’attività di Manuel Bayeu non si limita solo alla pittura, ma anche all’architettura, realizza diverse tele per la cattedrale di Huesca e la chiesa di Chodes o la decorazione della nuova abside principale
della cattedrale di Jaca, di cui subentrarono anche le tracce architettoniche i cui schizzi si sonoconservati nella loro interezza.
Manuel Bayeu muore attorno al 1809 nella Certosa di Nostra Signora di Las Fuentes.

Prof. Nicola Castellucci
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