Il buon Samaritano - Santuario del Poggetto

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Il buon Samaritano

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Vincent van Gogh, (Zundert, 1853 – Auvers-sur-Oise, 1890).
“Il buon Samaritano”, (1890).
Olio su tela, (cm. 86x70), Kröller-Müller Museum, Otterlo, Olanda.

Olio su tela, Vincent van Gogh
Figlio di un pastore protestante, Vincent van Gogh vive una profonda conoscenza delle Scritture e della letteratura cristiana, in cui riconosce un messaggio di redenzione che toccava le corde più profonde della sua sensibilità.
Tra il 1876 e il 1880, anche a causa delle numerose crisi depressive, Vincent rivolge i suoi interessi alla realizzazione di soggetti a carattere religioso. Nel suo soggiorno londinese, a Isleworth collabora assieme a un pastore metodista, con il quale celebra il suo primo sermone ispirato a un quadro di Boughton, “Il pellegrino sulla via di Canterbury al tempo di Chaucer”.
Van Gogh realizza, nel maggio 1890, due mesi prima della sua morte, “Il buon samaritano”, ispirato da una litografia del pittore francese Eugène Delacroix. L’orientamento religioso che attraversa l’artista in questo periodo ha origine dal proprio stato d’animo, che lo conduce a cristallizzare anche in quest’opera, l’essenza genuina della sua religiosità rivolta al recupero della carità francescana Le vibranti pennellate della tela, sembrano anch’esse gridare la sofferenza dell’uomo sventurato; un’interpretazione paradigmatica dell’amore nei confronti del prossimo e degli ultimi, assieme alla loro fragilità, la stessa vissuta dall’artista.
Il soggetto rappresentato fa riferimento alla parabola narrata da Gesù e riportata dal vangelo secondo Luca. La scena si svolge lungo un sentiero, su di una strada fuori città; al centro della composizione il “buon samaritano” nell’atto di soccorrere lo sventurato, il quale, secondo la parabola evangelica, è incappato nei briganti che lo hanno percosso e derubato: “Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto”. (Lc.10,30)
E’ interessante notare, oltre alle due figure centrali in primo piano, quello che accade a sinistra della composizione, dove si scorgono due personaggi che si allontanano su un sentiero e che rivolgono le spalle al dolore del viandante e al gesto di compassione del samaritano che lo soccorre.
“Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levita, giunto in quel luogo, vide e passò oltre”. (Lc. 10, 31-32)
L’intervento diretto del samaritano non allude solo a una risoluzione dei problemi materiali dello sventurato, con tale gesto, egli condivide i dolori dell’uomo stringendosi a lui, nel profondo del suo animo, attraverso un abbraccio senza tempo. “Invece, un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, lo vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui”. (Lc. 10, 33-34)

Prof. Nicola Castellucci
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