La preghiera del Signore - Santuario del Poggetto

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La preghiera del Signore

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James Tissot, (1836, Nantes - 1902, Chenecey-Buillon), “La preghiera del Signore” ovvero il “Pater
Noster”, 1886-1896, Acquerello (della serie: “La Vita di nostro Signore Gesù Cristo”), Brooklyn Museum,
New York.
Acquerello James Tissot
L’acquerello di Tissot esprime in modo dettagliato, il “Discorso della montagna”, il momento saliente in cui le Scritture riferiscono l’incontro tra Gesù e i discepoli, tratto anche dal Vangelo secondo Luca (11, 1-13).
L’artista mostra i discepoli seduti con i palmi delle mani, rivolte al cielo, mentre Gesù insegna loro la preghiera del “Padre Nostro” e in quale modo rivolgersi a Dio. Tissot realizza la scena nei pressi di un’altura collinare. Gesù in piedi indossa un’abbondante veste bianca che catalizza la luce dell’ambiente circostante e che lo pone in morbido contrasto con la città, osservata dall’altura.
“La preghiera del Pater noster è perfettissima [...]. Nella Preghiera del Signore non solo vengono domandate tutte le cose che possiamo rettamente desiderare, ma anche nell'ordine in cui devono essere desiderate: cosicché questa preghiera non solo insegna a chiedere, ma plasma anche tutti i nostri affetti”. (San Tommaso d'Aquino).
La prima parte del “Discorso della montagna” è così denominato perché l’evangelista Matteo nei capitoli (5, 6-7), colloca l’incontro di Gesù con la folla e i discepoli, nei pressi di un altura, forse, come indica la tradizione, non distante da Cafarnao.
Di questa preghiera esistono due versioni, la prima di Matteo, la seconda dell’evangelista Luca: la prima, più ampia e strutturata, recita: “Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate. Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,...” (Mt. 6,9-13). Nel Vangelo di Luca, troviamo invece, una versione più breve: “Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli”. (Lc. 11,1)
L’evangelista Matteo ci fornisce una versione più ampia e strutturata, rispetto a quella più sintetica ed essenziale di Luca.
Luca inserisce la “preghiera” il cui tema principale sembra quasi essere quello di educare alla fiducia: “Ebbene io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto” (Lc.11,9). Dunque, il “Padre nostro”, non si configura come solo forma di dialogo con Dio, ma anche “preghiera” di fiducia nel Padre.
Anche nel pronunciamento delle “beatitudini” Gesù impartisce non una nuova serie di norme o precetti, ma una scelta radicale per aderire al progetto di Dio, suscitando, inoltre nella folla stupore e un ribaltamento della visione convenzionale di ordini e valori. Parole come: “beati i poveri in spirito” o “beati i puri di cuore” sono rivolte all’esaltazione dell’uomo inteso nella sua profondità rappresentata biblicamente dallo “spirito” e dal “cuore” in adesione al Regno di Dio.
Dio entra con forza nel mondo e colma di gioia quelli che subiscono ingiustizie e sono nel pianto; li dichiara beati e li rende tali.

Prof. Nicola Castellucci
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