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santuariodelpoggetto.it
Articolo aggiornato al 07-03-2020 11:55

I capitelli dei Misteri del Rosario


Nel 1894 don Giuseppe Zanardi ebbe l’ispirazione di punteggiare la strada campestre che portava al Santuario con quindici capitelli, tanti quanti sono i Misteri del Rosario.

    I capitelli

Nel 1894 don Giuseppe Zanardi «ebbe l’ispirazione di punteggiare la strada campestre che portava al Santuario con quindici capitelli, tanti quanti sono i Misteri del Rosario».
O meglio tanti quanti erano, infatti nel 2002 Papa Giovanni Paolo II ne ha aggiunti altri cinque. «Ogni capitello avrebbe avuto una nicchia nella quale un’immagine appropriata avrebbe richiamato alla pietà del pellegrino il mistero rappresentato».
I capitelli, che furono disegnati dall’ingegnere ferrarese Vittorio Scabbia e realizzati da Alfredo Gilli di Sant’Egidio, sono stati talvolta confusi con la ‘via crucis’, mentre si tratta - si ribadisce - dei Misteri del Rosario.
Essi, nell’ordine previsto dai Misteri del Rosario - 5 gaudiosi, 5 dolorosi e 5 gloriosi - sono così disposti:
- cinque (gaudiosi) nel breve tratto di strada (Via del Poggetto) che dall’argine sul quale corre Via Olmo conduce al Santuario.
- cinque (dolorosi) sul sentiero - né ghiaiato né tantomeno asfaltato - che prosegue verso i campi e l’entroterra coltivato, dove si stendono decine e decine di ettari dalla natura ancora in parte relativamente incontaminata.
- cinque (gloriosi) attorno alla chiesa.
Anticamente, questi tre ‘percorsi’ su cui oggi sono eretti i quindici capitelli erano indicati sotto l’unico nome di Strada delle Suore, «forse a ricordo delle suore Benedettine che qui avevano la loro proprietà.
Il 21 ottobre 1894 si celebrò la festa mariana con una lunga processione per benedire tutti i capitelli e con la recita dell’intero Rosario».
Sotto la nicchia affrescata (alcune effigi sono ormai corrose dal tempo e dagli eventi atmosferici e pressoché indecifrabili) di ciascun capitello è posta una targa di marmo, che riporta l’indicazione dello specifico ‘mistero’ e il nome dell’offerente o della famiglia offerente.

Dall’elenco compilato da Don Zanardi nel 1894, i primi quindici offerenti risulterebbero essere i seguenti:
01) D. Melchiorri Melchiorre parroco,
02) I Cappellani di Sant’Egidio,
03) Zanardi Giacomo e Antonio,
04) Fergnani Vincenzo e Padovani Francesco,
05) Modoni Albino e sorella Ernesta in Ungarelli,
06) D. Masini Giuseppe,
07) Can. Enrico Grazioli,
08) Ferraguti Tommaso e Mainardi Celso,
09) Volta Giacomo e famiglia,
10) Ferraguti-Trentini Enrichetta,
11) Poggi Roberto,
12) Casazza - Gatti-Casazza Ernesta,
13) Baglioni-Poggi Malvina,
14) Gulinelli-Filangeri contessa Guendalina,
15) D. Zanardi Dott. Giuseppe.

Oggigiorno, dopo i restauri risalenti a vari decenni fa, che hanno provocato qualche confusione nella distribuzione dei ‘misteri’, le quindici lapidi marmoree recano incise le seguenti iscrizioni (esattamente come qua sotto elencato, comprese le abbreviazioni, le incongruenze tematiche, la curiosa alternanza della numerazione arabo/romana e il constatabile avvicendamento di vari offerenti).

    Restauro Capitelli - Raccolta fondi

Nel 1894 don Giuseppe Zanardi «ebbe l’ispirazione di punteggiare la strada campestre che portava al Santuario con quindici capitelli, tanti quanti sono i Misteri del Rosario [...] Ogni capitello avrebbe avuto una nicchia nella quale un immagine appropriata avrebbe richiamato alla pietà del pellegrino il mistero rappresentato».
I capitelli furono disegnati dall’ingegnere ferrarese Vittorio Scabbia e realizzati da Alfredo Gilli di Sant’Egidio, ed erano destinati ad ospitare nelle edicole dei bassorilievi in gesso rappresentanti i Misteri del Rosario; gli unici tre bassorilievi originari rimasti sono conservati presso la canonica del Santuario.
I Misteri sono i 5 gaudiosi, 5 dolorosi e 5 gloriosi, così disposti:
- cinque (audiosi) nel breve tratto di strada (Via del Poggetto) che dall’argine di Via Olmo conduce al Santuario;
- cinque (dolorosi) sul sentiero che prosegue verso i campi e l’entroterra coltivato;
- cinque (gloriosi) attorno alla chiesa.

    Lo stato di degrado - Raccolta fondi

La quasi totalità dei capitelli versa attualmente in uno stato di forte degrado che interessa tanto gli aspetti strutturali, con problematiche legate a significativi cedimenti fondali e importanti fessurazioni per rotazione, quanto gli aspetti materici e di superficie, con disgregazione degli elementi laterizi, distacco e rigonfiamenti degli intonaci e delle tinte dovute all’azione degli agenti atmosferici e alle copiose infiltrazioni di acqua piovana dalla parte sommitale che, insieme ai basamenti, risulta essere la parte più danneggiata.
Le lapidi in marmo con l’incisione dei nomi dei benefattori in alcuni casi risultano quasi illeggibili, mentre risultano perdute alcune croci sommitali in ferro che, per ossidazione, hanno provocato la rottura dell’appoggio in laterizio e cemento. Si segnala la diffusione di patine biologiche, la presenza di stuccature cementizie che hanno aggravato in alcuni casi il processo di degrado dei laterizi originali e causato efflorescenze saline.

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